lunedì, dicembre 19, 2005

L'impagabile distributore automatico di stimoli quotidiani ovvero quell'impagabile mezz'ora di cultura varia presentata nella trasmisisone radiofonica Dispenser (tutte le sere alle 20,30 su Radio 2) mi ha suggerito di farmi un giro sul sito angry alien dove potete trovare in 30 secondi i riassunti in Flash Player interpretati da simpatici coniglietti di alcuni cult cinematografici. Ed ora io lo suggerisco a voi...

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lunedì, dicembre 19, 2005

In questi lunghissimi e noiosissimi pomeriggi buttati a preparare un esame (Borghezio, purtroppo, è stato finalmente menato solo dopo che io avevo dato quest'esame) mi è capitato per fortuna di mantenere il mio cervello, pericolosamente insidiato dai testi universitari, ben allenato con alcuni libri di ottima fattura:

Ma gli androidi sognano pecore elettriche? il libro che, come ampiamente e fastidiosamente evidenziato in copertina, ha ispirato Blade Runner non è probabilmente il miglior Dick ma alcune trovate geniali escluse dal film di Ridley Scott, come l'amore per gli uomini verso gli animali ormai estinti e il rapporto con conseguenze devastanti tra Deckard e Rachel e sopratutto la scatola empatica che mette in condivisione i sentimenti provati da uomini soli ed alienati, giustificano la lettura di questo cupo romanzo di Dick anche per chi conosce a memoria il film. Peccato per il finale che non mi è parso  memorabile...

Diceva Maupassant: "non c'è ferro che possa trafiggere il cuore con più forza di un punto messo al posto giusto." Se mai dovessi provare a scrivere qualcosa sicuramente sarei un poco originale clone italiano di Raymond Carver: ho divorato i suoi 2 libri Di cosa parliamo quando parliamo d'amore e sopratutto il suo "greatest hits" Da dove sto chiamando. Le sue storie non si dilungano mai oltre le 20 pagine, sono semplici, asciutte ed essenziali. Le descrizioni sono praticamente assenti ed i dialoghi le fanno da padrone, quasi come se stessimo leggendo delle sceneggiature. Raccontano la vita, nella sua semplicità, a volte nel suo squallore; il loro obiettivo non è raccontare una storia per dirti come va a finire, bensì per fartene vivere le sensazioni, come se stessi assistendo ad una scena di vita vissuta nel quotidiano dalla serratura di una porta. E forse è per questo che le sue storie finiscono quando un altro autore le farebbe cominciare, lasciandoti a volte quella sensazione d'amaro in bocca. Vanno subito al nocciolo proprio perchè come diceva Carver  "mi piace il senso rapido di un racconto, l'emozione che comincia già nella prima frase". Emozione che dura fino all'ultima parola del racconto dove tu ti chiedi: già finito? E ciò non fa altro che spingerti a cominciarne un'altro, ma non dopo un attimo di riflessione. La riflessione inseguita dallo scrittore americano che chiude la sua prefazione scrivendo: "Se siamo fortunati, finiremo l'ultimo paio di righe di un racconto e ce ne resteremo seduti un momento o due in silenzio. Poi, dopo aver ripreso a respirare regolarmente, ci ricomporremo e passeremo alla nostra prossima occupazione: la vita."  

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lunedì, dicembre 19, 2005

Potevamo aspettarci un film senza stereotipi da un occidentale che gira un film su un tema classico giapponese affidando i 2 ruoli principali a 2 attrici cinesi (che tra l'altro recitano in inglese?). Rob Marshall e le sue Memorie di una Geisha non smentiscono i miei timori, che mi avevano portato a sospettare di questo film, visto, mio malgrado, per uno stupido errore nella scelta della sala che presumibilmente doveva proiettare Broken Flower... così, nel multisala tra un Cicken Little, un Natale a Miami, un Ti amo in tutte le salse etc etc. e la Geisha voi cos'avreste scelto? Ebbene, per fortuna stereotipi orientali a parte, queste lunghe 2 ore e mezzo di melodrammone patinato, nonostante le vagonate di miele appiccicoso, la poesia preconfezionata, i dialoghi con pretese filosofiche finto-zen e qualche sbadiglio di troppo non è tutto da buttare, complice un impatto visivo stupefacente (e non solo per l'attrice più bella del mondo Zhang Ymou Ziyi), una buona fotografia, discreta colonna sonora ed una storia che, per chi non ha letto il bel libro di Golden, alla fine appassiona non poco.

postato da: snorkrom alle ore 20:24 | Permalink | commenti (7)
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